Nuvole, sprazzi di ricordi che mi avvolgono, il pensiero di te e di noi che alberga nella mia mente.
Le mie giornate sono fatte di ricordi, ora piacevoli ora spiacevoli, di turbinanti pensieri che vagano nella mia testa. Cosa sarei io senza di te? Come sarebbe il mondo senza noi? Cosa sarà di noi visto che alla fine moriremo? E il pensiero della morte a volte mi prende; come può esserci una fine alle nostre esistenze? Quale disegno crudele può aver concepito ciò? Un sadico che si diverte a porci un limite o un santo che ci da un motivo per buttarci a vivere prima che sia troppo tardi?
Sono rotolanti pensieri che avvolgono la mia testa, a volte mi sembra crudele che il nostro rapporto debba finire, non per colpa nostra o di chissà chi, ma per naturale necessità, per un ricambio di vita che fa parte della nostra natura di esseri viventi. E visto che il tempo passa, e molto più velocemente di quanto vogliamo farci credere, visto che i passi importanti li compio sempre con qualche anno di ritardo mi domando…. Come farò a realizzare i miei, i nostri sogni se la nostra fine biologica si avvicina sempre più? Ci sono ancora tante cose da fare, da dire, da provare, da creare, ci vorrebbero due o tre vite per realizzare tutto quello che ci meritiamo, per permettermi di lasciarmi andare alle gioie del momento senza pensare al trascorrere inesorabile del tempo. Tu, già lo so che non ti poni questo problema, che non ti importa di quanto tempo manca al domani, ma in me alberga questo pensiero. E’ triste ma anche gioioso, è come quando giochi ad una avventura che ti piace un sacco e vorresti non finisse mai, ma sai che invece finirà prima o poi, non sai quanto poi ma sai che finirà. E allora cerchi di godertela al massimo ma una vocina interiore ti dice che più la vivi e prima finirà, e così cerchi un po’ di centellinarla, di farla durare il più possibile. Così a volte ho paura che non riusciremo a godere di tutto quello che la vita ci può dare, che non ci sarà tempo, che non riusciremo a cogliere i frutti, ma nasce da una mia gioiosa visione del nostro rapporto, che vorrei potesse darci il massimo. Ma allora lasciarsi andare e gustarsi quello che arriva o darsi da fare per ottenere quello che si ha paura altrimenti non possa arrivare? Gli errori, i santi, i mutamenti, la voglia di fare, il vomito, ricchezza della vita o sbandamenti del mio animo? Gustare un tramonto mano nella mano o creare una canzone? Cosa è più bello? Cosa è più naturale? Naturale o artificiale? L’arte può essere artificiale? Se creare una canzone mi costa fatica, non è più degna di chiamarsi gioia? La prima volta che ho smesso di fare musica, ricordo benissimo, per la prima volta ho guardato la tastiera e il mio fedele Amiga e ho pensato:”Ma fare musica è anche fatica” e dentro di me una vocina silenziosa mi diceva:”Mi sembra che sia PIU la fatica che il piacere”. Pensieri fino a poche ore prima a me sconosciuti.. Ma che accade? L’influenza del Male? Tumore celebrale? Crisi mistica, debolezza fisiologica o mentale, ma che importa? L’arte non è più pura espressione di te stesso se la fatica prende il sopravvento. Non c’è un perché, non ha senso. Accade. Forse bisognerebbe lasciare fluire le cose, forse a quel punto è inutile riverberare atti passati, ormai svuotati del loro contenuto originale. E’ una sorta di masturbazione. E’ passato, quel che ha dato ha dato, ora si percorrono nuove strade, o l’oblio. Oppure no? Il vero artista è chi supera la fatica per cercare di creare ancora? Può essere, ma allora diventa lavoro. Tu mi paghi per cancellare la fatica e far venire a galla la parte buona del mio atto creativo. E pensieri distribuiscono la mia mente su di una tela, forse sono loro stessi una forma artistica, ecco perché faccio fatica a liberarmene. Un artista visionario, le mille espressioni di me e di te.
Ma se sei felice dentro, se balli la danza della vita, se una persona ti fa volare, allora la voglia di esprimerti rinasce, la magia del tu esistere non può rimanere imprigionata. Un sentimento vero, puro che contagia i nostri sensi e che dona la gioia di esprimerti. I nostri momenti, i pensieri dei giorni che verranno, il desiderio di non essere più solo. Luce da luce, sentimenti opposti che si combaciano, finalmente. Incastri perfetti che portano alla luce le nostre vere essenze. Stop! Vorrei fermare il tempo. Noi. Gioia. Amore. Che senso ha tutto il resto? Perchè esiste tutto il resto?
Chi lo ha inventato? Chi si è permesso? La guerra, i soldi, il lavoro, la depressione, la stanchezza, le malattie, la vecchiaia, chi le ha inventate? Via, via, via da questa mia vita, non le voglio!!!
La noia, la frustrazione, i calzetti che puzzano, il disordine, lo sporco, ma che ci stanno a fare?
Io e te soli, senza problemi, il resto non esiste… ma esiste. Pazzo a pensare che non esistesse… o genio? Blando seduttore di piacere o mefistofelico auto lesionista? Chi può dirlo. Io avrei voluto che solo tu ed io esistessimo, avvolti da una cornice di piacere. Nessuno deve turbare il nostro amore, nessuno deve permettercelo, neppure noi stessi. Ma il resto esiste, è inevitabile. Allora il segreto è saper affrontare le cose, non fare a finta che non esistono. Uniti per affrontare il mondo, saperci sentire violentati dal vigore delle onde che ci colpiscono il petto. E ridere delle avversità del mondo, ridere della nostra superiorità. Volare… sognare… ma non si può! La realtà è dura, concreta, cattiva, fastidiosa, e se ti coglie mentre sei in volo, ti può facilmente abbattere; e dura è la caduta, più in alto eri e più ti fai male. Allora schivare i colpi? Difficile! E non penso che nessuno nella propria vita non sia mai stato colpito almeno una volta. Saperli ammortizzare è saper vivere.
O mio eroe, insegnami la via della illuminazione, sarà il tuo fedele discepolo.
Buon San Valentino, amore.