Febbraio 2007


Sto leggendo quel libro, e ho paura.

Sti rivivendo attimi di giornate che ho passato, attimi in cui tu mi dicevi cosa ti succedeva e io non capivo.
Attimi in cui ora mi sembra sbagliato il modo mio di comportarmi, attimi in cui non ho dato troppa importanza a quello che tu dicevi.

Non so se quello che è successo a lei sia la stessa cosa che ti sta capitando a te, magari è una forma più leggera, non lo so, non ho la conoscenza per saperlo, ma non voglio che tu arrivi a tale baratro, voglio tenderti la mano prima e tirarti su, sollevarti, salvarti. Sto male a pensare a quello che potrebbe succederti, a quello che ti passa in quella testa, vorrei farti capire molte cose e non so come.

Ho anche paura della tua tranquillità che oggi sembravi avere, ho paura che tu nasconda qualcosa, che non sia reale. Lo voglio sperare con tutto il cuore, ma voglio esserne sicuro, voglio che tu mi dica chiaramente e veramente che sei tranquillo. Non posso stare lontano e non avere sotto ai mie occhi il tuo viso che mi dice ciò.

Forse non ti ho guardato a lungo in questi giorni, lo so che soffrivi, ma non vi ho dato la dovuta importanza.

Non voglio perderti, non aver paura di farmi soffrirl’ho detto e te lo ribadisco che voglio starti vicino in qualsiasi circostanza, nulla potrà allontanarci, anche se a volte mi comporto in maniera burrascosa, non è per cattiveria, ma perchè non so come fare per farti reagire.

Ti amo e ti amerò sempre tienlo bene in mente, ogni attimo della tua vita, ogni secondo che passa io voglio esserti accanto in ogni situazione.

Un bacio

Non sono riuscito ad addormentarmi ieri sera,
lo so che tu non eri sparito per sempre, eppure mi mancavi.
E’ triste tornare a casa e trovarla spenta, buia e silenziosa.
Non sentire quei rumori cosi consueti, sentire quel calore familiare, l’odore del piatto cucinato, sentire l’ansia del ritardo.
Forse sono geloso di tutto ciò, sono viziato, e non ti ho mai dato l’opportunità di crescere per questo.

La paura di trovarsi solo, di sentire il rumore del nulla, il doverti ricordare forse è questo che non mi fa dormire.
Sentire il tuo dolce odore, ma non vederti.
Il vedere le tue cose che fino ad oggi hai indossato sparse per casa, che ancora hanno il calore del tuo corpo, e non sentire la dolcezza del tuo respiro mi fa paura.

Mi trovo a baciare il tuo cuscino, cercando di rubare l’odore che hai lasciato. Lo abbraccio e cerco quello che  di te ha catturato, lo accarezzo e lo stringo forte.

Faccio salire nel letto Sandy per allontanare questo stato di nostalgia, lei mi guarda e viene a farsi coccolare contenta, ma anche lei trova strano che in quel letto tu non ci stia.

Non sto parlando di un morto o uno che mi ha abbandonato, lo so, sei solo andato via alcuni giorni, ma io sono drogato di te e non ne posso rimanere senza.

Siamo fatti l’uno per l’altro indivisibili.

Siamo due sostanze che escolate assieme creano qualcosa di magnifico che perde le due identità per diventare un tutt’uno.

Siamo l’aria e la luce di una bellissima gionata estiva, carica di energia vitale.

Un bacio

Vivo di emozioni,
il mio corpo ha bisogno di esse
sono queste che mi fanno sentir vivo.

Sono la carica che mi fà battere il cuore
non vi può essere nullo di sostitutivo.

Non vi può essere mediazione,
ragionamento per trasmettere la gioia di vivere.

Possono essere piccole o grosse,
importanti o futili,
positive o negative,
ma senza di queste sarei un’automa.

L’energia che sprigionano
danno senso alla vita di ogni giorno,
l’emozione di un amore,
di un odore,
di un profumo,
di un rumore,
fanno si che il corpo reagisca
e viva.

Come può essere ‘emozione pura
di un amore puro quale il nostro,
amore incondizionato,
senza nessun fine
se non quello di amare.

L’amore puro tra uomo e uomo,
non ha nessun secondo scopo,
se non quello di nutrire questa fucina di emozioni.

Non vi è premeditazione,
non vi è calcolo,
ne ragionamento,
solo amore incondizionato.

Imparare a goderlo vuol dire imparare a respirare,
imparare a viverlo vuol dire nascere,
oppure rinascere una, mille, infinite volte.

Ogni volta l’emozioni tocca il cuore,
è un battito di vita,
è un atto respiratorio,
è un momento di immortalità.

Abbandonarsi ad esso
non vuol dire essere degli sciocchi,
vuol dire aver voglia di vivere,
provare il desiderio di continuare a vivere,
anche se può costare fatica.

Abbandonare ciò vuol dire
addormentarsi lentamente
vinti dall’inutilità della vita,
sentirsi vinti e lasciarsi morire lentamente,
come non vi fosse nessuna altra occasione di vivere.

Ma non è cosi,
fino a quando  ogni giorno
troveremmo la voglia di provare un’emozione,
allora troveremmo la forza di vivere,
la felicità di guardarci negli occhi
e di sentire l’energia del nostro amore.

A Matteo

Non vi è un motivo

particolare

o meglio si, ma non vi sono

parole con cui dirlo

Capitolo 1

Chissà?

Modo alternativo per cominciare qualcosa, modo inusuale ma che apre un’alternativa o uno spiraglio.

Chissà cosa succederà, oppure;

chissà cosa sarebbe successo se ……

In ogni caso esiste o è esistita un’alternativa.

Si è stati o ci si è trovati davanti ad un bivio, ad una scelta ed abbiamo dovuto o dobbiamo scegliere.

In ogni caso qual è la risposta giusta?

Fare questa o quella scelta?

Quali direzioni si apriranno davanti a noi prendendo questa o quella via, ma soprattutto, quali scelte si chiuderanno

e di cui non potremmo più ritornare a fare?

E’ cosi drastica la scelta, cosi traumatica che ci si arrende troppo presto e si rimane fermi a quel vicolo, aspettando un segnale.

Guardando avanti e indietro senza sapere quale passo intraprendere.

Cosi mi trovavo quella sera, con questo stato d’animo, fermo a quell’incrocio con quel dubbio atroce.

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Lui era seduto nella seggiola davanti alla vetrata, era stanco, aveva avuto
un pomeriggio impegnativo e desiderava non pensare più a nulla per il resto
della giornata, non aveva voglia di cucinarsi nulla per la cena, e si
gustava il temporale che stava per scoppiare la fuori.
Il camino era acceso ed un buon profumo di brace stava inondando la stanza,
mentre il caldo tepore lentamente avvolgeva tutto.
L’unica luce era quella del caminetto e dei lampi che si intravedevano dalla
vetrata.
Unico compagno di lui era il suo cane disteso accanto a lui faccia a terra
appisolato in quella stanza dove regnava una gran tranquillità.
Si sarebbe aspettato una carezza, una parola, ma il suo padrone era troppo
stanco, oppure era triste. (more…)

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