Racconti


A Matteo

Non vi è un motivo

particolare

o meglio si, ma non vi sono

parole con cui dirlo

Capitolo 1

Chissà?

Modo alternativo per cominciare qualcosa, modo inusuale ma che apre un’alternativa o uno spiraglio.

Chissà cosa succederà, oppure;

chissà cosa sarebbe successo se ……

In ogni caso esiste o è esistita un’alternativa.

Si è stati o ci si è trovati davanti ad un bivio, ad una scelta ed abbiamo dovuto o dobbiamo scegliere.

In ogni caso qual è la risposta giusta?

Fare questa o quella scelta?

Quali direzioni si apriranno davanti a noi prendendo questa o quella via, ma soprattutto, quali scelte si chiuderanno

e di cui non potremmo più ritornare a fare?

E’ cosi drastica la scelta, cosi traumatica che ci si arrende troppo presto e si rimane fermi a quel vicolo, aspettando un segnale.

Guardando avanti e indietro senza sapere quale passo intraprendere.

Cosi mi trovavo quella sera, con questo stato d’animo, fermo a quell’incrocio con quel dubbio atroce.

(more…)

Lui era seduto nella seggiola davanti alla vetrata, era stanco, aveva avuto
un pomeriggio impegnativo e desiderava non pensare più a nulla per il resto
della giornata, non aveva voglia di cucinarsi nulla per la cena, e si
gustava il temporale che stava per scoppiare la fuori.
Il camino era acceso ed un buon profumo di brace stava inondando la stanza,
mentre il caldo tepore lentamente avvolgeva tutto.
L’unica luce era quella del caminetto e dei lampi che si intravedevano dalla
vetrata.
Unico compagno di lui era il suo cane disteso accanto a lui faccia a terra
appisolato in quella stanza dove regnava una gran tranquillità.
Si sarebbe aspettato una carezza, una parola, ma il suo padrone era troppo
stanco, oppure era triste. (more…)

Mancavano ancora pochi giorni a Natale e mi trovavo in Giappone per lavoro, sarei arrivato proprio il 25 giusto per festeggiare quel giorno di festa assieme al mio compagno, ma non avevo ancora trovato il tempo per trovargli un regalo.

Ero a Tokio e in questa città tecnologica non avevo che l’imbarazzo della scelta, aspettavo di finire la riunione e poi avrei girato per la città alla ricerca del regalo.

Erano le tre del pomeriggio, ne avrei avuto ancora per un’ora e poi mi sarei buttato in questa città cosi enigmatica e magica.

La riunione era finita nelle migliori delle ipotesi e ora sceso alla fermata della metropolitana non avevo che da decidere la direzione da prendere, presi il biglietto e mi recai verso il palazzo Imperiale.

Le strade erano affollate di gente con pacchi e borse piene di regali, c’erano diverse bancarelle ai lati della strada, osservavo se c’era qualcosa di particolare ma anche qui come in ogni altra parte del mondo, le bancarelle avevano le solite cose che si possono trovare dappertutto, mancava solamente la gondola di Venezia con le lucine di natale.

Girai a vuoto per forse un’ora, il sole era tramontato e faceva freddo, oggi dovevo ancora telefonargli, entrai in un caffè, ne presi uno e mentre lo sorseggiavo seduto ad un tavolino presi il cellulare e composi il numero. Mi rispose la sua voce assonnata, mi ricordai la differenza del fuso orario li erano appena le otto, si sarà appena alzato.

Subito il mio cuore comincio a battere forte, la sua voce anche dopo tutti quei anni che vivevamo assieme mi faceva questo effetto, e poi mi mancava.

Me lo immaginai ancora rannicchiato sul letto, mezzo appisolato, raccolto sotto il piumone, ne senti il calore e senti il suo caldo odore, avrei voluto essere li ad abbracciarlo e stringerlo forte, senti la fragranza della sua pelle che scivolava tra le mie mani; mi scese una lacrima.

Mi disse di alcune novità e ne fui contento, gli raccontai di come era andata la riunione. Gli dissi che mi mancava moltissimo, che due giorni in fondo passano velocemente e che presto sarei tornato a casa.

Passai ancora cinque minuti al telefono poi ci salutammo e terminai la conversazione.

Usci dal caffè e mi incamminai verso la parte vecchia della città. Imbucai una stradina osservando le piccole botteghe che costellavano la via.

Qui non passava nessuna macchina, anzi c’era poca gente, il più a piedi, qualcuno passava in bicicletta, vi era una strana atmosfera, non era affatto fredda, anzi cordiale e amichevole.

Su alcune bancarelle facevano sfoggio alcuni bellissimi bonsai, alcuni saranno stati centenari, con tronchi ritorti assumevano forme bizzarre. Ad accudirli c’erano i padroni della bottega, li si vedeva con i loro attrezzi curarli amorevolmente, con cura e perizia e soprattutto amore.

Ad un certo punto attraverso una vetrina un po’ offuscata dall’umidità e un po’ dall’incuria del tempo, intravidi un vecchio intento a lavorare seduto in una panca. Rimasi incuriosito, non c’era nessuna insegna, la porta era socchiusa, la sospinsi ed entrai. La bottega era scarsamente illuminata, nelle mensole ai lati della bottega vi erano un sacco di tazze e di teiere di ogni forma e colore, ognuna con forme e colori diversi. Il vecchio si accorse di me e mi sorrise. Il suo sguardo aveva un espressione cosi dolce e dava un senso di famigliarità. Il suo sorriso mi colpi, era come quello di un bimbo che non si preoccupa di cosa accade nel mondo e trascorre sereno e felice l’evolversi della giornata.

Mi disse di avvicinarmi.

La sua voce era bassa e sottile, non riuscì a decifrare la sua età, doveva essere molto vecchio, ma la sua figura emanava un’energia unica.

Mi disse che quello era un negozia di porcellane e che un tempo anche l’imperatore veniva li a scegliere le tazze da usare per se e per regalare alle persone care.

Mi racconto di come per ogni tazza ne sceglieva la forma e il colori per creare un qualcosa di unico, e che se a prima vista potevano sembrare uguali, in quel negozio non vi era nulla che potesse assomigliare a qualcos’altro.

Mi invito a bere del te, prese una teiera che già bolliva in un braciere, versò dell’acqua fredda all’interno.

Prese un barattolo e verso un po’ di te nella teiera, la tolse dal braciere e dopo pochi minuti scegliendo accuratamente due tazze dallo scaffale ne verso tre dita in ognuna di esse.

Mi porse delicatamente la tazza e mi guardo compiaciuto.

Presi la tazza da quelle mani e prima di bere il te la osservai attentamente; era grezza ma nel contempo era molto bella.

Vi si poteva scorgere il lavoro manuale e la cura maniacale della scelta di ogni suo piccolo particolare, ogni piccolo dettaglio non aveva nulla di casuale ma tutto sembrava ragionato e messo li con giusta causa.

Sorseggiai il te, il suo calore entro nel mio corpo e in un certo modo mi rincuorò, il suo gusto aveva un che di particolare, addirittura fresco e dissetante, mi venne alla mente una valle verde illuminata dalle prime luci dell’alba, un campo coltivato con piccole piante di te ancora bagnate dalla rugiada della notte, e tra i bassi rami delle piante intravidi la forma imponente di una tigre.

Ad un certo punto il grosso felino bloccandosi, si accorge della mia presenza gira lo sguardo verso di me e mi fissa, acuisce lo sguardo per inquadrarmi meglio.

Non vi è nulla di pauroso nel suo sguardo, ne alcunché di sfida.

Lancia un ruggito si girà e torna lentamente a camminare verso la direzione di prima allontanandosi lentamente.

Mi sveglio da quel sogno a occhi aperti e mi ritrovo ad ascoltare il vecchio che continuando a parlare, riprende a lavorare al suo tornio manuale. Le sue mani ossute, lavorano la creta, la accarezza e le da forma, le sue vecchie dita girano attorno a quel ammasso informe. E piano piano fanno assumere a quel pezzo di terra la forma finale.

Mi invita a scegliere alcune tazze, e io ben felice guardo tra gli scaffali quelle che più mi attraggono, ne scelgo cinque, simili tra loro come forme e dimensioni e le porgo al vecchio. Lui sorridendo le prende ad una a una e le osserva attentamente, soddisfatto della scelta mi guarda e con un cenno della testa conferma l’ottima scelta che ho fatto.

Prende una piccola scatola di legno nero con cinque piccoli scomparti e avvolgendo amorevolmente ogni tazza in un pezzo di carta la inserisce nella scatola.

Dopo avere inserito le cinque tazze mi indica una teiera dicendomi che quella sarebbe stata proprio la teiera che ben si accompagnava con quella serie di tazze.

La prende e la inserisce con cura in una scatola di cartone, la confeziona anch’essa e mi porge calorosamente i due pacchi.

Li prendo e pago, il prezzo mi sembra relativamente basso per cui gli propongo di lasciarli una mancia, anche per sdebitarmi della sua accoglienza.

Lui rifiuta categoricamente, per cui mi riprometto di ripassare l’indomani a comprargli delle altre tazze da regalare ad altri amici. Lui mi saluta in maniera molto cortese alzandosi dallo sgabello e inclinando il busto accennando ad un inchino, io lo ricambio e stringendoli calorosamente le mani lo saluto.

Augurandomi un buon ritorno in patria mi sorride e mi dice che ogni regalo fatto e scelto con amore possiede qualcosa di magico che sicuramente colpirà la persona a cui sarà offerto e che lui è contento che io abbia scelto quella sua umile bottega.

Lo saluto nuovamente ed esco con i miei due pacchi, poi improvvisamente mi giro.

Mi sono scordato di chiedergli il nome di quel negozio, per poterlo dire ad altri amici che magari passando da li potrebbero fargli visita, ma la luce si è spenta.

Penso che ormai è tardi e che in ogni caso sarei tornato l’indomani come ripromesso e mi dirigo all’albergo per dormire.

Arrivo all’albergo e stanco ripongo i due pacchi nel comodino e buttandomi nel letto mi addormento in un sonno lungo e tranquillo.

Mi sveglio di buon’ora - cosa che non mi capita spesso - mi ricordo della piacevole serata trascorsa la sera precedente, guardo contento i due pacchi sopra il comodino e non vedo l’ora di farglieli trovare sotto l’albero al mio amore.

Guardo l’ora e gli telefono, lui questa volta mi risponde in maniera più sveglia di ieri.

È contento, mi parla di quello che è riuscito a fare in questi giorni, di quanto ha avuto successo un articolo che ha pubblicato ultimamente, mi dice anche che non vede l’ora di riabbracciarmi e di farmi trovare il suo regalo, fa un po’ l’enigmatico e stuzzica la mia curiosità.

Io invece gli dico che devo ancora prendere il suo regalo e lui un po’ indignato mi domanda come mai?

Resto sul vago ma non gli racconto nulla, voglio raccontargli tutto al mio ritorno.

Lo saluto e termino la telefonata.

Mi cambio ed esco per tornare al negozio del vecchietto, ritorno nella parte vecchia della città e ritrovo la via della sera precedente.

Oggi però la via è molto più affollata e piena di gente, completamente diversa dalla sera precedente, alcune macchine passano frettolosamente nella via.

Cerco la bottega ma non riesco a scorgerla, eppure mi sembrava di aver memorizzato per bene la strada e la posizione.

Ad un certo punto mi sembra di scorgere la bottega, mi avvicino e guardo la vetrina, mi sembra la stessa, ma ha un aspetto completamente diverso. Sembra abbandonata da tempo, la vetrina è molto sporca e guardando all’interno non scorgo nulla se non scaffali vuoti e pieni di polvere.

Continuo la ricerca per più di un’ora ma non riesco proprio a trovarla, dispiaciuto ritorno all’albergo, quasi convinto di aver immaginato tutto, ma una volta nella stanza ritrovo i due pacchi e penso che forse data l’ora mi sarò sbagliato.

Faccio i bagagli preparo accuratamente i pacchi, pago l’albergo e mi dirigo all’aeroporto.

Aspetto l’orario per l’imbarco nella sala d’aspetto e ricordando quello che mi è capitato la sera precedente penso a come nonostante io fossi in un paese straniero, alla mia ben poca conoscenza dell’inglese ancor meno del giapponese, sia stato strano come abbia potuto comunicare in maniera cosi famigliare con quel vecchietto. Addirittura non mi ricordo in che lingua abbiamo parlato, non so cosa pensare, eppure i pacchi sono li con me non mi sono sognato tutto, tutto all’improvviso mi sembra cosi strano.

E’ arrivato l’ora dell’imbarco, salgo nell’aereo e mi siedo al mio posto. L’aereo decolla e io mi addormento. Mi sveglio quando l’aereo sta eseguendo la manovra di atterraggio, mi allaccio la cintura di sicurezza e aspetto con impazienza di scendere e di poter nuovamente abbracciare il mio amore.

Esco dall’aereo e mi dirigo all’uscita, lo intravedo tra la gente e gli corro incontro, lui mi sorride e mi accoglie a braccia aperte, per vergogna non ci baciamo, ma il desiderio è tanto.

Aspettiamo l’arrivo dei bagagli e una volta presi andiamo verso l’auto per dirigersi a casa.

Una volta in auto finalmente possiamo scambiarci un grosso bacio e un caloroso abbraccio, rimaniamo cosi per diversi minuti, poi emozionato dico di voler andare subito a casa per dargli il regalo, avviamo la macchina e in pochi minuti siamo a casa.

Saliamo nel nostro appartamento, mi tolgo la giacca e nuovamente lo bacio e lo accarezzo pieno di voglia di spogliarlo e di distenderci nudi nel letto.

Prima però furtivamente prendo la sacca con i regali e li metto sotto all’albero assieme al pacco che mi ha regalato.

L’albero e il presepe sono già accesi, lui si avvicina mi bacia nuovamente e guarda incuriosito i due pacchi, a quel punto gli dico di aprire i doni e gli porgo i miei mentre lui mi da il suo, apriamo i regali e

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