A ruota libera


Non sono riuscito ad addormentarmi ieri sera,
lo so che tu non eri sparito per sempre, eppure mi mancavi.
E’ triste tornare a casa e trovarla spenta, buia e silenziosa.
Non sentire quei rumori cosi consueti, sentire quel calore familiare, l’odore del piatto cucinato, sentire l’ansia del ritardo.
Forse sono geloso di tutto ciò, sono viziato, e non ti ho mai dato l’opportunità di crescere per questo.

La paura di trovarsi solo, di sentire il rumore del nulla, il doverti ricordare forse è questo che non mi fa dormire.
Sentire il tuo dolce odore, ma non vederti.
Il vedere le tue cose che fino ad oggi hai indossato sparse per casa, che ancora hanno il calore del tuo corpo, e non sentire la dolcezza del tuo respiro mi fa paura.

Mi trovo a baciare il tuo cuscino, cercando di rubare l’odore che hai lasciato. Lo abbraccio e cerco quello che  di te ha catturato, lo accarezzo e lo stringo forte.

Faccio salire nel letto Sandy per allontanare questo stato di nostalgia, lei mi guarda e viene a farsi coccolare contenta, ma anche lei trova strano che in quel letto tu non ci stia.

Non sto parlando di un morto o uno che mi ha abbandonato, lo so, sei solo andato via alcuni giorni, ma io sono drogato di te e non ne posso rimanere senza.

Siamo fatti l’uno per l’altro indivisibili.

Siamo due sostanze che escolate assieme creano qualcosa di magnifico che perde le due identità per diventare un tutt’uno.

Siamo l’aria e la luce di una bellissima gionata estiva, carica di energia vitale.

Un bacio

La tela vista come metafora della vita.

Colori sparsi, mescolati, invischiati, gettati a caso, pesati, pensati, impastati, pennellati dolcemente, imbrattati pesantemente, scolpiti, diluiti.

Presi singolarmente possono essere, banali, tristi, pesanti, caldi, freddi, allucinanti, leggeri.

Il nero, singolarmente può dare angoscia e tristezza, ma accostato può esaltare e dare gioia.

Il rosso può dare gioia o dolore, simbolo di morte ma nello stesso tempo simbolo di forza e vigore.

E’ il loro accostamento, la loro disposizione che da forma all’arte, alle emozioni.

E’ la sapienza conscia o inconscia dell’artista che da senso alla loro singola esistenza, e sta anche nella capacità dell’interlocutore di apprezzare il loro senso.

Senso che non è univoco, ma variabile e soggettivo, e forse per questo meravigliosamente libero e vivo. Un’opera muore quando viene vista con gli occhi degli altri; è solamente con la nostra esperienza personale che possiamo godere di quell’esistenza. Non vi può essere nulla di precostituito che possa funzionare per ogni essere presente nella terra.

Nuvole, sprazzi di ricordi che mi avvolgono, il pensiero di te e di noi che alberga nella mia mente.

Le mie giornate sono fatte di ricordi, ora piacevoli ora spiacevoli, di turbinanti pensieri che vagano nella mia testa. Cosa sarei io senza di te? Come sarebbe il mondo senza noi? Cosa sarà di noi visto che alla fine moriremo? E il pensiero della morte a volte mi prende; come può esserci una fine alle nostre esistenze? Quale disegno crudele può aver concepito ciò? Un sadico che si diverte a porci un limite o un santo che ci da un motivo per buttarci a vivere prima che sia troppo tardi?

Sono rotolanti pensieri che avvolgono la mia testa, a volte mi sembra crudele che il nostro rapporto debba finire, non per colpa nostra o di chissà chi, ma per naturale necessità, per un ricambio di vita che fa parte della nostra natura di esseri viventi. E visto che il tempo passa, e molto più velocemente di quanto vogliamo farci credere, visto che i passi importanti li compio sempre con qualche anno di ritardo mi domando…. Come farò a realizzare i miei, i nostri sogni se la nostra fine biologica si avvicina sempre più? Ci sono ancora tante cose da fare, da dire, da provare, da creare, ci vorrebbero due o tre vite per realizzare tutto quello che ci meritiamo, per permettermi di lasciarmi andare alle gioie del momento senza pensare al trascorrere inesorabile del tempo. Tu, già lo so che non ti poni questo problema, che non ti importa di quanto tempo manca al domani, ma in me alberga questo pensiero. E’ triste ma anche gioioso, è come quando giochi ad una avventura che ti piace un sacco e vorresti non finisse mai, ma sai che invece finirà prima o poi, non sai quanto poi ma sai che finirà. E allora cerchi di godertela al massimo ma una vocina interiore ti dice che più la vivi e prima finirà, e così cerchi un po’ di centellinarla, di farla durare il più possibile. Così a volte ho paura che non riusciremo a godere di tutto quello che la vita ci può dare, che non ci sarà tempo, che non riusciremo a cogliere i frutti, ma nasce da una mia gioiosa visione del nostro rapporto, che vorrei potesse darci il massimo. Ma allora lasciarsi andare e gustarsi quello che arriva o darsi da fare per ottenere quello che si ha paura altrimenti non possa arrivare? Gli errori, i santi, i mutamenti, la voglia di fare, il vomito, ricchezza della vita o sbandamenti del mio animo? Gustare un tramonto mano nella mano o creare una canzone? Cosa è più bello? Cosa è più naturale? Naturale o artificiale? L’arte può essere artificiale? Se creare una canzone mi costa fatica, non è più degna di chiamarsi gioia? La prima volta che ho smesso di fare musica, ricordo benissimo, per la prima volta ho guardato la tastiera e il mio fedele Amiga e ho pensato:”Ma fare musica è anche fatica” e dentro di me una vocina silenziosa mi diceva:”Mi sembra che sia PIU la fatica che il piacere”. Pensieri fino a poche ore prima a me sconosciuti.. Ma che accade? L’influenza del Male? Tumore celebrale? Crisi mistica, debolezza fisiologica o mentale, ma che importa? L’arte non è più pura espressione di te stesso se la fatica prende il sopravvento. Non c’è un perché, non ha senso. Accade. Forse bisognerebbe lasciare fluire le cose, forse a quel punto è inutile riverberare atti passati, ormai svuotati del loro contenuto originale. E’ una sorta di masturbazione. E’ passato, quel che ha dato ha dato, ora si percorrono nuove strade, o l’oblio. Oppure no? Il vero artista è chi supera la fatica per cercare di creare ancora? Può essere, ma allora diventa lavoro. Tu mi paghi per cancellare la fatica e far venire a galla la parte buona del mio atto creativo. E pensieri distribuiscono la mia mente su di una tela, forse sono loro stessi una forma artistica, ecco perché faccio fatica a liberarmene. Un artista visionario, le mille espressioni di me e di te.

Ma se sei felice dentro, se balli la danza della vita, se una persona ti fa volare, allora la voglia di esprimerti rinasce, la magia del tu esistere non può rimanere imprigionata. Un sentimento vero, puro che contagia i nostri sensi e che dona la gioia di esprimerti. I nostri momenti, i pensieri dei giorni che verranno, il desiderio di non essere più solo. Luce da luce, sentimenti opposti che si combaciano, finalmente. Incastri perfetti che portano alla luce le nostre vere essenze. Stop! Vorrei fermare il tempo. Noi. Gioia. Amore. Che senso ha tutto il resto? Perchè esiste tutto il resto?

Chi lo ha inventato? Chi si è permesso? La guerra, i soldi, il lavoro, la depressione, la stanchezza, le malattie, la vecchiaia, chi le ha inventate? Via, via, via da questa mia vita, non le voglio!!!

La noia, la frustrazione, i calzetti che puzzano, il disordine, lo sporco, ma che ci stanno a fare?

Io e te soli, senza problemi, il resto non esiste… ma esiste. Pazzo a pensare che non esistesse… o genio? Blando seduttore di piacere o mefistofelico auto lesionista? Chi può dirlo. Io avrei voluto che solo tu ed io esistessimo, avvolti da una cornice di piacere. Nessuno deve turbare il nostro amore, nessuno deve permettercelo, neppure noi stessi. Ma il resto esiste, è inevitabile. Allora il segreto è saper affrontare le cose, non fare a finta che non esistono. Uniti per affrontare il mondo, saperci sentire violentati dal vigore delle onde che ci colpiscono il petto. E ridere delle avversità del mondo, ridere della nostra superiorità. Volare… sognare… ma non si può! La realtà è dura, concreta, cattiva, fastidiosa, e se ti coglie mentre sei in volo, ti può facilmente abbattere; e dura è la caduta, più in alto eri e più ti fai male. Allora schivare i colpi? Difficile! E non penso che nessuno nella propria vita non sia mai stato colpito almeno una volta. Saperli ammortizzare è saper vivere.

O mio eroe, insegnami la via della illuminazione, sarà il tuo fedele discepolo.

Buon San Valentino, amore.

Spesso ci si dimentica di chi siamo, abbiamo imparato dalla leggenda di Icaro che è impossibile seguire i propri sogni, che ascoltare ciò che ci dice il cuore porta alla rovina, abbiamo paura di soffrire, di provare dolore, il dolore che ci opprime il cuore ma non è così, non è il dolore che ci opprime il cuore, ma la mancanza di emozioni che lo fa morire lentamente.

Abbiamo cercato di lenire le nostre sofferenze inventandoci scuse, distogliendo lo sguardo dei sentimenti con pensieri alienanti e forvianti.

Abbiamo paura delle forti emozioni, come del freddo e del caldo, ma è grazie a quello che proviamo in quei momenti che ci sentiamo vivi.

E’ nel momento che solleviamo lo sguardo e ci avviciniamo al calore del sole che esprimiamo la nostra vera realtà.

Forse la storia di Icaro non è finita in quell’assurda realtà, ma magicamente si è accorto della sua vera natura e si librato in alto nel cielo, lontano dallo sguardo della gente, ormai accecata non dalla luce del sole ma dall’oscurità del non voler provare emozioni.
Noi e tutte le persone come noi, siamo angeli, essere dotati di un’enorme potere. Il potere di amare. Il nostro amore ci fa spuntare due candide e soffici ali che ci permette di volare, di sentirci veramente vivi, ogni tanto qualcuno nota che dal cielo scende una piuma leggera e bianchissima e scorge qualcosa, ma subito è distolto dai pensieri e abbassa lo sguardo per paura di rovinarsi la vista.

Certe volte anche noi ci dimentichiamo del nostro dono e ci allontaniamo dalla gioia di provare emozioni, cominciamo a perdere sempre più piume fino a scendere rovinosamente verso la terra e il fango, ne rimaniamo invischiati, lo facciamo seccare addosso coprendoci di una crosta dura e impenetrabile.

E cominciamo ad abbassare lo sguardo, piano piano, all’inizio guardando in avanti, perchè siamo ci sentiamo ancora orgogliosi, ma poi piano piano lo abbassiamo sempre più, fino a confonderci agli altri, fino a provare vergogna di quello che siamo, di quello che siamo stati, forse anche perchè ci sentiamo sconfitti, vinti e ci sembra impossibile di essere stati degli angeli.

Ci convinciamo che sia stata solamente immaginazione, solo un’invenzione, un sogno, lasciando che il fango si indurisca sempre più e i muscoli delle ali si attrofizzino ulteriormente.

Ad un tratto però un essere simile a quello che siamo stati ci fa un dono e ci regala una piccola, calda, leggera e bianchissima piuma.

Fa in modo che ci cada casualmente davanti a noi, che si appiccichi al nostro naso, che ci distolga lo sguardo dal nulla, si para davanti a noi leggiadra e birbante e ci cattura con la sua magia.

A quel punto sentiamo aprirsi una piccola crepa nella crosta indurita, sentiamo muovere qualcosa dietro a noi e alzando lo sguardo ricordiamo chi siamo, con un rumore assordante e esplosivo frantumiamo la corrazza che ci incatena, con un colpo fragoroso animiamo le nostre ali e guardando in alto nel cielo ci accorgiamo di chi ci ha dato quel dono, di quell’angelo che s’è strappato una piuma per farci ricordare chi siamo.

E sentiamo nuovamente il cuore battere, il sangue scorrere velocemente nelle vene, sentiamo il calore del sole, la gioia della luce e voliamo incontro a quell’individuo che guardandoci con uno sguardo dolcissimo ci tende la mano, la afferiamo strettamente e stretti l’uno nell’altro voliamo in alto verso l’infinito.

A volte ci si dimentica di amare, non per cattiveria ma proprio per dimenticanza.

Basterebbe poco, eppure capita, sai che la persona che ami è li, e forse per questo ti abitui e cominci a non farci più tanto caso.

Eppure ieri sera, in quella situazione mi sono accorto di quanto ti amo ancora. Forse perchè ti trovi o ci troviamo in quei momenti di debolezza in cui metti a nudo la tua personalità e un po’ ti lasci andare, allora ti accorgi di quello che hai difronte.

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